Salvini e la libertà di pensiero e di espressione religiosa: fede, ragione, politica

Quando la ragione politica si scontra con la fede, dimenticando la libertà di pensiero e di espressione religiosa.

Rai 1, Porta a porta, la sera di lunedì 27 maggio 2019: giorno in cui conosciamo dell’esito definitivo delle elezioni europee. Il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega Matteo Salvini mostra il crocifisso ricordo della nonna, e ringrazia Dio e la Madonna per l’esito delle elezioni. Auspicando di essere protetto dalle ostilità e avversità. E dai rischi paventati da avversari politici e non di percorrere in poco tempo una parabola – prima ascendente poi discendente – simile a quella di Matteo Renzi e del PD.

A questo punto si innesca un mini e fulmineo conflitto tra fede e ragione politica, tra religiosità e laicità. Carlo Verdelli, direttore de La Repubblica – persona che peraltro stimo – definisce infatti inopportuno il fatto che Salvini mostri il crocifisso. Sembrando dimenticare, a mio parere, che la libertà religiosa è tutelata dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E dagli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 21, 117 della Costituzione della Repubblica Italiana.

La libertà di professare e esprimere la propria fede religiosa predomina la “ragione politica”.

In particolare ad esempio parla di libertà religiosa l’articolo 19 della nostra Costituzione: «Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.» Ovviamente Verdelli a mio avviso non voleva contestare tali diritti e tali principi. La sua osservazione era se mai relativa al fatto che una delle maggiori cariche dello Stato dovrebbe osservare un principio di laicità individuale, quando si pone nel proprio ruolo istituzionale.

In realtà, mi sembra che il ruolo di Matteo Salvini a Porta a Porta più quello di leader della Lega, che del vicepresidente del Consiglio. In una trasmissione dedicata, appunto, all’esito delle elezioni. All’andamento del sentimento e del consenso politico nel nostro paese. E alla ragione del successo della Lega alle Europee. Salvini ieri sera rappresentava quindi un partito che è stato votato anche perché afferma valori cattolici e della nostra tradizione religiosa. A prescindere dalla dialettica e dalle posizioni distanti su alcuni temi dalle posizioni di Papa Francesco, questione di cui parleremo altrove.

Resterebbe da definire se un vicepresidente del Consiglio, o comunque una carica istituzionale, possa esprimere in modo così palese e pubblico il proprio credo. A mio avviso, fino a quando saremo – come doveroso – liberi di affermare ciò in cui crediamo, ha e avrà tutto il diritto di farlo. Soprattutto quando rispetta chi la pensa diversamente, e si rivolge agli italiani per ragioni politiche, più che istituzionali. Allo stesso modo in cui qualsiasi altro politico o rappresentante istituzionale ha e avrà il diritto di affermare la propria laicità. Rispettando comunque chi crede.

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